Le memoria delle vite passate

La reincarnazione

Prima di inoltrarci nel discorso sulla memoria delle vite passate, è necessario fare una premessa sulla reincarnazione. Perché è necessaria? Prima di tutto, è il requisito fondamentale per parlare di memoria delle vite precedenti, ma questo è lapalissiano: per ricordare una vita precedente devo averla vissuta. La motivazione più importante in realtà è che nella cultura occidentale, principalmente quella cristiana (non solo cattolica) la reincarnazione non viene considerata, anzi, viene spesso negata. Ma è realmente così? Non possiamo trovare riferimenti alla reincarnazione anche nei testi cristiani e siamo costretti a cercare informazioni in altre fonti? Vediamolo insieme.

I riferimenti alla reincarnazione nei Vangeli

1. Poi Gesù, giunto nei dintorni di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo? Essi risposero: Alcuni dicono Giovanni il battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti». Ed egli disse loro: E voi, chi dite che io sia? Simon Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Gesù, replicando, disse: «Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli». (Matteo 16:13-17; Marco 8:27-29)

2. Erode, il tetrarca, udì parlare di tutti quei fatti; ne era perplesso, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risuscitato dai morti»; altri dicevano: «È apparso Elia»; e altri. «È risuscitato uno degli antichi profeti». Ma Erode disse: «Giovanni l’ho fatto decapitare; chi è dunque costui del quale sento dire queste cose?» E cercava di vederlo. (Luca 9:7-9; Marco 6:14-15)

3. E i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia? Egli rispose: «Certo, Elia deve venire e ristabilire ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto; così anche il Figlio dell’uomo deve soffrire da parte loro». Allora i discepoli capirono che egli aveva parlato loro di Giovanni il battista. (Matteo 17:10-13; Marco 9:10-12)

Il commento a questi passaggi

Per individuare in questi passaggi i riferimenti alla reincarnazione, ci facciamo aiutare da Allan Kardec, che nel Vangelo secondo lo spiritismo, scrive: “L’idea che Giovanni Battista fosse Elia e che i profeti potessero rivivere sulla Terra si trova in numerosi passaggi dei Vangeli e, in particolare, in quelli riferiti qui sopra (nn. 1, 2, 3). Se questa credenza non fosse stata vera, Gesù non avrebbe mancato di combatterla, come ne ha combattute tante altre. Lungi da ciò, l’ha confermata con la Sua autorità, e ne ha fatto un principio e una condizione necessaria quando dice: «Se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio, e insiste aggiungendo: «Non ti meravigliare se ti ho detto: “Bisogna che nasciate di nuovo” Queste parole: «Se uno non è nato d’acqua e di Spirito», sono state interpretate nel senso della rigenerazione per mezzo dell’acqua del battesimo. Ma il testo originale portava semplicemente: «non rinasce dall’acqua e dallo Spirito», mentre, in alcune traduzioni, le parole dallo Spirito sono state sostituite con le parole dallo Spirito Santo, la qual cosa non corrisponde più allo stesso concetto. Questo punto capitale emerge dai primi commentari fatti sul Vangelo, così come un giorno ciò verrà costatato senza possibilità di equivoco.” E’ molto importante il passaggio dove si sottolinea la mancanza di condanna o correzione da parte di Gesù dell’idea che Elia si possa reincarnare. Nel Vangeli non mancano esempi in cui il Maestro segnala, sia ai discepoli sia a scribi, farisei e dottori della Legge, i loro errori e idee errate. Il fatto che non la condanni esplicitamente è molto importante. Anche i redattori dei Vangeli, in questo caso Matteo e Marco, avrebbero evitato ambiguità e fraintendimenti se fossero stati convinti che non esiste reincarnazione.

Al paralitico della piscina di Bethesda, la cui infermità durava da ben 38 anni e costituiva una crudele esperienza, Gesù disse: “Ecco, tu sei stato sanato: ora non peccare mai più, perché non ti capiti di peggio” (Giovanni,5:14). Me se escludiamo la possibilità di reincarnarsi e quindi di ripagare i debiti delle vite precedenti con prove ed espiazioni in quella attuale ed in quelle successive, come possiamo spiegare l’accanimento verso un bambino? Quali peccati così gravi avrebbe potuto commettere in pochi anni di vita per meritare di portare un fardello tanto pesante? Tutto ciò non si sposta con l’infinita misericordia di Gesù e del Padre Celeste, ed è anche più sostenibile ed accettabile da un punto di vista “razionale” l’idea che la creazione contenga un meccanismo di compensazione, basato su prove successive che noi chiamiamo “vite” ma che in realtà sono incarnazioni successive nell’ambito di un’unica grande vita che è quella dello Spiriti.

L’oblio delle vite passate

Prima di vedere se e come recuperare la memoria delle vite passate, è necessario comprendere perché il loro ricordo è quasi sempre assente e, quando si manifesta, lo fa in maniera velata e incompleta.

La necessità dell’oblio

Dobbiamo comprendere che la mancanza di memoria delle vite passate è in realtà una benedizione, un prezioso aiuto che il perfetto meccanismo celeste ci offre. Ricordarsi tutti gli episodi di vite precedenti, sia che essi siano piacevoli sia traumatici, diventerebbe un fardello che ostacola il nostro cammino attuale. Basti pensare quanto alcuni episodi spiacevoli avvenuti in questa vita possono arrivare a condizionarci, a creare turbamenti anche molto difficili da superare. Immaginate di ricordarvi violenze subite in vite passate o, addirittura, la vostra morte magari traumatica, magari per mano di qualcuno che in questa vita è al vostro fianco. Quanto sarebbe difficile superare questa situazione? Quanto facile rimanere impigliati in un turbinio di vendette e rimorsi?

La leggerezza necessaria per ricominciare

Ogni incarnazione che viviamo è una nuova pagina nel libro della nostra vita, è quindi corretto e necessario che questa pagina sia bianca. La perfezione del meccanismo divino, come raccolto da numerose testimonianze di ricordi di vite passate e, soprattutto, nei messaggi ricevuti da spiriti evoluti che comunicano tramite i medium, ci mostra che spesso i familiari, i parenti stretti e le persone che ci accompagnano da vicino, sono anime con le quali abbiamo debiti reciproci in sospeso. Una madre o un padre mostrano amore per il loro figlio, ma se in esso riconoscessero il loro aguzzino di una vita passata lo farebbero con altrettanta facilità? Iniziare una nuova incarnazione in assenza di memorie vivide rende più facile compiere il nostro cammino evolutivo. Può sembrare un paradosso, ma non lo è. Anche un ricordo piacevole, magari legato a successi o condizioni privilegiate in incarnazioni precedenti, può diventare un peso difficile da sostenere. Se ci ricordassimo di essere stati nobili, o grandi condottieri, in un passato magari remoto potrebbe rendere meno accettabile una eventuale condizione di umiltà in questa incarnazione.

Non è il passato il problema, ma il nostro rapporto con esso

Da quanto visto finora emerge una considerazione importante: non è la memoria delle vite passate il problema, ma la nostra capacità di rapportarci con esse. Tutti gli esempi che abbiamo visto sopra, potrebbero essere riletti diversamente partendo da un livello morale più elevato. Il genitore che riconosce nel figlio l’aguzzino del passato potrebbe cogliere l’occasione per mostrargli e insegnarli la misericordia e l’amore; la persona che scopre di avere attualmente uno stato sociale più basso che nel passato potrebbe comprendere che non è in quello che si misura la felicità ed anche che i mezzi materiali sono uno strumento che ci viene dato affinché siano usati per il bene collettivo. Ci si potrebbe interrogare sull’uso che abbiamo fatto dai privilegi e possibilità che ci furono affidate. E’ quindi evidente che la possibilità di ricordare, anche solo parzialmente, le nostre incarnazioni precedenti è una possibilità, una occasione di crescita nel momento che siamo in grado di coglierla come tale.

Gli squarci nel velo

In realtà, non sempre il velo dell’oblio è così spesso da nascondere del tutto il passato. In varia misura, per tutte le persone si possono manifestare ricordi antichi. Si possono individuare segnali evidenti di antiche esistenze nelle attitudini e preferenze innate che ognuno di noi ha dalla nascita o dalla giovane età. Come si può spiegare un bambino che a 4 anni è già un ottimo pianista, mostrando talenti e predisposizioni fuori dall’ordinario? Vogliamo attribuirlo ad un generico “caso”, ad una lotteria dei talenti? Perché possiamo manifestare attrazione per certi luoghi con cui non abbiamo legami apparenti nell’attuale incarnazione? Simpatie e antipatie che si mostrano al di là di ragionevoli spiegazioni? Tutti questi episodi sono piccoli segnali, sensazioni che filtrano da piccole brecce nel velo. Ovviamente ci possono anche essere momenti più netti di ricordo: dai déjà vu ai ricordi flash che possono presentarsi improvvisamente nella nostra coscienza. Una delle occasioni principali per la manifestazione spontanea di questi ricordi è il sogno.

I sogni come teatro principale dei ricordi

Gli avvenimenti di tutte le nostre incarnazioni si incidono nella memoria dei nostri corpi sottili, principalmente nel corpo causale che, a differenza di quelli fisico ed eterico, si tramanda di incarnazione in quella successiva, accompagnando lo spirito nel suo cammino evolutivo e portando le memorie e le tracce dei passi già compiuti. Il velo dell’oblio si attua principalmente tramite il corpo fisico, la cui densità appesantisce e offusca la vista spirituale. E’ durante il sonno che questo velo si va ad affievolire, permettendo allo spirito maggiore libertà. A seconda del proprio livello evolutivo, dello stato in cui ci si corica e di altri fattori, lo spirito riconquista temporaneamente una certa libertà: nei sogni possiamo visitare luoghi, incontrare persone ed anche rivedere situazioni vissute in passato. Tutto ciò spesso avviene tramite la lente del simbolo onirico, quindi difficilmente riconoscibile, ma possono avvenire episodi di tale chiarezza da rendersi conto che non si sta vivendo un “semplice sogno” ma qualcosa di più vivido; a volte ci si può proprio rendere conto che si sta rivivendo episodi del passato. In questo modo il nostro Io Superiore ci lascia, o meglio si lascia, delle tracce, degli indizi, per aiutarci nel cammino sulla via che deve ricondurci a casa.

La memoria delle vite passate

A questo punto, anche se in maniera veloce, abbiamo visto in quali condizioni questi ricordi possono essere portati a galla. Dobbiamo replicare le condizioni del sogno, ossia fare in modo che il corpo fisico passi in secondo piano, smetta di dominare la nostra coscienza, permettendo allo spirito di iniziare ad esplorare i campi che gli competono. Non è questa la sede adatta, ma si può intuire che tecniche di meditazione e astrazione, così come l’ipnosi, vanno in questa direzione. Riuscendo a raggiungere stati di astrazione sufficienti, nelle condizioni corrette di preparazione, equilibrio e pulizia energetiche, è possibile scandagliare la memoria del passato, per vedere se emergono alcune immagini, magari sbiadite e confuse, oppure più nitide e chiare.

E’ giusto o sbagliato ricercare questi ricordi?

Questa domanda è volutamente imprecisa. La risposta può essere solo: dipende. Ed è proprio così: dipende dal perché si vuole fare questa indagine, perché cerchiamo risposte sul nostro passato. Come dicevamo all’inizio, il nostro livello evolutivo e morale fa si che possiamo essere in grado di gestire queste memorie in maniera corretta, senza esserne schiacciati o sviati ma, bensì, trarne preziose indicazioni. Cercare nel passato per mera curiosità, per il vezzo di scoprire passati nobili o gloriosi, per poi essere delusi o affranti nel caso non emergano, è di per se errato. Ci si espone anche al rischio di farsi ammaliare da ciarlatani o venditori di false verità, che ossequiando il nostro ego ci fanno credere di essere stati tutti principi, re, regine ed eroi. Sono sempre rimasto dubbioso sentendo di letture esterne delle incarnazioni passate che fornivano sempre memorie di vite strabilianti, mai esistenze quiete e anonime. In realtà dobbiamo comprendere che non è nella fama o nobiltà di una incarnazione che se ne misura il valore, ma nell’uso per l’evoluzione nostra e collettiva che ne abbiamo fatto. Essere stati signori dispotici di qualche terra non è assolutamente meglio che aver vissuto come onesti contadini una vita devota e dedicata al bene della propria famiglia e comunità.

Ogni istante è passato, presente e futuro

Perché cercare questi ricordi?

Il vero senso e scopo di questa ricerca emerge dalle ultime nostre considerazioni. Si tratta di procedere nel lavoro fondamentale del “conoscere se stessi”. Se arriviamo a comprendere che siamo spiriti in cammino, che le varie incarnazioni sono tappe di questo cammino, voltarsi indietro ha lo scopo di comprendere e ricordare dove siamo passati, delle prove affrontate, degli errori commessi, per farne tesoro e procedere al meglio nel nostro viaggi. La domanda “chi sono stato” deve aiutarmi a capire “chi sono ora”, consapevoli che siamo sempre gli stessi, semplicemente con abiti differenti: domani mattina indosserò vestiti diversi, questo non farà di me un’altra persona. Sarò sempre io, sono con un giorno di vita in più. E’ così che dobbiamo intendere il nostro percorso di vita, inteso proprio come Vita dello Spirito. Ogni momento porta in sé il passato e contiene il seme del futuro. Noi siamo tutte le incarnazioni che abbiamo vissuto e dentro di noi portiamo l’embrione di ciò che saremo. Interrogandoci sul nostro passato dobbiamo cercare di capire meglio come esso si manifesta nel presente, per evitare di portarci strascichi nel divenire. Le difficoltà che incontriamo in questa vita, le prove da superare, così come i talenti e le fortune, hanno radici nel passato. Gettare una luce su queste radici ci permette di comprendere meglio lo scopo della nostra attuale incarnazione. In ogni nostra apparizione in questo mondo materiale ci portiamo una missione decisa, concordata o assegnata per la nostra evoluzione. Scoprire che in una vita passata abbiamo commesso degli errori, che abbiamo preso una deriva sbagliata può, e deve, essere di stimolo per non ripete ciò in questa.

La memoria delle vite passate, che generalmente è assopita, una volta ridestata conferisce un ripensamento e una revisione delle proprie convinzioni ideologiche, filosofiche, morali o religiose personali, e provoca una consapevolezza sulle finalità della propria esistenza: se ricordare un episodio lieto o doloroso dell’attuale esistenza offre la sensazione di rivivere il passato nella coscienza del presente, il ricordo degli episodi delle vite passate conferisce la certezza di essere una forza perenne, una presenza nel cosmo di pensiero, volontà, sentimento, e quindi di ottimismo volontaristico per lavorare spiritualmente per sé e per gli altri.

Tommaso Palamidessi